22 Giu 2011

Camminare rallenta il tumore alla prostata. Velocità  della camminata e durata di vita. Newsletter Azioni. I costi del diabete

Dopo una diagnosi di cancro alla prostata camminare velocemente può aiutare a ritardare o addirittura a fermare la progressione della malattia. Lo affermano i ricercatori della University of California di San Francisco che, sulle pagine della rivista Cancer Research, raccontano di aver fatto compilare un questionario a 1.455 pazienti 27 mesi dopo la diagnosi di cancro alla prostata. Gli studiosi hanno potuto rilevare che coloro che già  dalla diagnosi iniziale si impegnavano a camminare ad una velocità  di almeno 5 km orari per almeno tre ore alla settimana, avevano circa il 57% in meno di probabilità  di sviluppare marcatori biochimici di una recidiva tumorale o di aver bisogno di un secondo ciclo di trattamento di chemioterapia. “Il vantaggio del camminare dipende da quanto velocemente si cammina – ha dichiarato Erin L. Richman primo autore dello studio -. Passeggiare ad un ritmo troppo blando non sembra dare alcun beneficio”.

Erin L. Richman. Physical Activity after Diagnosis and Risk of Prostate Cancer Progression: Data from the Cancer of the Prostate Strategic Urologic Research Endeavor Cancer Res; 71(11); 1–7

La misura della velocità  della normale camminata consente una stima attendibile della sopravvivenza in pazienti anziani: questa è la conclusione a cui è giunto un gruppo di studiosi che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista JAMA. Il test della velocità  del cammino è molto semplice, poichè richiede soltanto di conteggiare i secondi necessari per percorrere una distanza nota, misurata in metri. Dallo studio è risultato che per ogni incremento della velocità  del cammino di 0,1 m/s c’è un significativo aumento dell’aspettativa di sopravvivenza dopo 5 e 10 anni; poichè nel gruppo esaminato la velocità  media era di 0,9 m/s, se ne può dedurre che un miglioramento della performance di circa il 10% influisce in modo significativo sulla sopravvivenza degli over 65.

Ben 1 milione di euro ogni ora. E’ il costo che il Servizio sanitario nazionale italiano deve sostenere per curare il diabete, che in tutto ammonta a 9,2 miliardi di euro l’anno, pari al 9% di tutte le risorse a disposizione per la sanita’ del nostro Paese. Sono i numeri del rapporto ‘Diabete in fatti e cifre in Italia’, presentato a Roma al 4° Changing Diabetes Barometer Forum da Antonio Nicolucci, responsabile del Dipartimento di farmacologia clinica ed epidemiologia del Consorzio Mario Negri Sud e capo analista dell’Italian Barometer Diabetes Observatory – Centro Villa Mondragone di Roma. A sorpresa, non e’ il trattamento del diabete in se stesso che costa di piu’, ma quello delle sue complicanze: infatti solo il 7% della spesa riguarda i farmaci, mentre il 25% e’ legato alle terapie per le complicanze e le patologie concomitanti e il 68% e’ relativo al ricovero ospedaliero e alle cure ambulatoriali. Il 4° Changing Diabetes Barometer Forum raccoglie per primo in Italia l’appello lanciato e, in attesa dell’incontro di settembre, discute il ruolo che le istituzioni nazionali possono avere nell’affrontare le sfide che il diabete pone oggi alla nostra societa’.