16 Dic 2015

La piramide alimentare transculturale

La Società Italiana di Pediatria promuove una nuova piramide alimentare, cambiando approccio: la piramide alimentare transculturale. Non solo pasta e riso: nei piatti dei bambini entrano sorgo, miglio e quinoa. Germogli di bamboo e foglie di cassava accanto a pomodori e melanzane. E per frutta mele, arance, ciliegie, ma anche litchis e papaya.

L’obiettivo è quello di far incontrare i principi di salute della dieta mediterranea con i sapori delle altre popolazioni che vivono nel nostro Paese – all’insegna dello slogan “il cibo unisce”.

In questo momento storico assistiamo infatti ad un fenomeno drammatico e inarrestabile: la migrazione di popolazioni dall’Africa e dal Medio Oriente in fuga verso l’Europa. Dobbiamo occuparci in modo attivo soprattutto dei bambini, che sono la categoria più fragile. Se vogliamo una società aperta ai bambini di tutte le etnie, dobbiamo rispettarne le tradizioni e i costumi di provenienza.

In Italia vive un milione di minori stranieri, pari a circa il 10 % della popolazione minorile; questi bambini hanno quasi sempre abitudini alimentari differenti, per cultura, per tradizione o anche per religione. Va inoltre considerato l’aspetto dei minori nati in Italia, le cosiddette “seconde generazioni”, che tendono ad acquisire stili di vita occidentali spesso poco sani: apporti calorici esagerati, carenza di fibre nell’alimentazione, eccesso di grassi e di alimenti e bevande a basso valore nutrizionale. Questo fenomeno, se non controllato e gestito adeguatamente, comporta il rischio (in tutti i bambini, Italiani e non) di andare incontro a patologie croniche quali obesità, diabete, ipertensione arteriosa e tumori.

Il medico e il pediatra transculturale dovrebbero quindi approfondire il proprio bagaglio di conoscenze alimentari rivolgendo la propria attenzione anche ad un’alimentazione globalizzata, per poter utilizzare strategie nutrizionali applicabili ad ogni cultura.

 

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