25 Giu 2015

Musica come medicina

Esercizio fisico, musica e funzione cognitiva nell'anziano

Come è noto l'esercizio fisico  ha effetti positivi sulla funzione cognitiva degli anziani. Il presente studio mira a verificare se la musica può potenziare tali effetti.

METODI Il programma di training utilizzato nel presente studio è stato messo a punto mediante una collaborazione tra musicisti ed esperti in scienze motorie. Sono stati reclutati 119 soggetti di 65-84 anni, 40 dei quali (ExM) hanno effettuato esercizio fisico con accompagnamento di musica e 40 senza musica (Ex), una volta la settimana per un'ora, con trainer professionisti; 39 non sono stati trattati (Cont) ed hanno costituito il gruppo di controllo. L'intervento è durato un anno, ed ogni paziente è stato valutato con test neuropsicologici e risonanza magnetica per quantificare l'atrofia del lobo temporale mediale, marker della malattia di Alzheimer.

RISULTATI Sul versante neuro-psicologico sono risultate differenze significative (analisi della varianza, ANOVA) per la funzione visivo-spaziale, che è risultata migliorata nel gruppo trattato con esercizio fisico e musica; altri miglioramenti (velocità della prestazione motoria, atrofia dei lobi temporali mediali) hanno riguardato tutti e due i gruppi. Lo score VSRAD per l'Alzheimer si è modificato positivamente nei due gruppi trattati (ExM ed Ex) e non nei controlli. L'esercizio fisico ha prodotto risultati migliori se associato alla musica piuttosto che da solo.

DISCUSSIONE Esistono molti casi in cui la musica influenza il movimento, ad es. nella marcia, nel pattinaggio artistico, nella ginnastica ritmica, nel ballo.  Si ritiene generalmente che un adeguato accompagnamento musicale influenzi positivamente il movimento e viceversa. L'esercizio accompagnato alla musica potrebbe rappresentare un doppio stimolo contemporaneo, sia cognitivo che fisico, e questo potrebbe essere alla base dei migliori risultati osservati nel gruppo ExM. Gli arruolati nel gruppo ExM dovevano ascoltare la musica, percepirne la cadenza e il ritmo, valutare se il corpo si muoveva in maniera sincrona con la musica ed "aggiustare" il movimento di conseguenza. E' particolarmente importante il fatto che questi processi si svolgevano contemporaneamente e in modo continuativo; in questo modo i partecipanti venivano così sottoposti ad un addestramento cognitivo oltre che motorio. Un'ulteriore ipotesi esplicativa suggerisce un ruolo dei lobi parietali (che hanno un ruolo nella funzione visuo-spaziale e in quella somato-sensoriale, compresa la formazione di un'adeguata immagine corporea) nel miglioramento osservato nei gruppi ExM.

 

The effects of physical exercise with music on cognitive function of elderly people: Mihama-Kiho project.
PLOS one – A peer reviewed, open access journal
Published online 2014 Apr 25.
 

Musica come medicina

Molti medici credono nell'importanza della musica – ma possono usarla per promuovere la salute e il benessere dei pazienti? Esistono evidenze che suggeriscono di sì; alcuni di questi studi sono studi in cieco e randomizzati, ma la maggior parte ha una piccola casistica e un follow up di breve durata. In ogni caso, si tratta di dati di grande interesse. Ecco alcuni esempi:

– il cosiddetto effetto Mozart: secondo un report del 1995 ascoltare Mozart migliora la performance al test di intelligenza per il QI, anche se secondo studi successivi questo effetto sarebbe di scarsa portata e breve durata;

– nei bambini imparare a suonare aumenta la neuroplasticità, inducendo nel cervello modifiche strutturali e funzionali di lunga durata, fino all'età adulta;

– la musica potrebbe prevenire il decadimento cognitivo, innalzare il tono dell'umore, migliorare la performance muscolare dopo alcune forme di stroke; il canto è stato anche utilizzato nel trattamento dei pazienti con afasia per aiutarli a riprendere a parlare;

–  un training con la musica può migliorare l'andatura e l'equilibrio negli anziani a rischio di cadute ed è stato anche utilizzato per migliorare l'andatura nei pazienti con Parkinson;

– la musica aiuta a comunicare e ad esprimere le emozioni; può anche modificarle, placarle, aiutare a contenerle; è stata utilizzata anche per aiutare le persone ad affrontare lo stress connesso con la malattia e gli interventi chirurgici e può addirittura ridurre la pressione e la frequenza cardiaca in fase intra e post operatoria; un suo utilizzo regolare abbinato a tecniche di respirazione è risultato efficace per ridurre anche a lungo termine i valori pressori;

– vi è inoltre una potente azione sul tono dell'umore e la musico terapia può essere utile anche per migliorare il decorso in pazienti con tumore, depressione, dolore cronico e malattie terminali.

Browning ha affermato che una persona che ascolta la musica sente immediatamente che la sua solitudine si popola di presenza. Non a caso gli antichi Greci consideravano Apollo dio sia della medicina che della musica. Secondo la scienza contemporanea la musica migliora la funzionalità delle reti neurali, riduce la pressione e la frequenza cardiaca, abbassa i livelli degli ormoni dello stress e le citochine infiammatorie, e può essere utile in chirurgia e nei pazienti con  Parkinson, stroke, cardiopatia ischemica, depressione e dolore cronico. Tutti questi effetti dipendono naturalmente molto dal tipo di musica usata (ad es. lenta e rilassante per ridurre un'iperstimolazione simpatica, rapida e ritmata per accelerare il passo nelle persone con Parkinson…). Sono comunque necessari ulteriori studi che approfondiscano e confermino questi effetti della musica.

 

Music as medicine  Am J Med 2015;128:208