20 Feb 2014

Quali sono gli effetti a lungo termine dell’inquinamento sulla salute?

Dato lo stretto rapporto tra promozione del cammino e della bicicletta e lotta all'inquinamento, pubblichiamo una breve sintesi dei dati emersi di recente su questo tema – dati che possono risultare utili per motivare ulteriormente al trasporto attivo popolazione e operatori.

 

Il 2013 da poco concluso è stato proclamato dall'Unione Europea "Anno dell'aria", per sensibilizzare governi e popolazione sul problema dell'inquinamento. Sono sempre più robuste infatti le evidenze scientifiche relative all'impatto dell'inquinamento dell'aria sulla salute umana, in particolare su quella dei soggetti più deboli (bambini, anziani, ammalati..).

 

Gli effetti acuti

  • I primi studi sugli effetti acuti (a breve termine) dell'inquinamento atmosferico sono stati condotti a partire dagli anni '30 ed hanno dimostrato che ad ogni incremento degli inquinanti atmosferici è associato, nei giorni immediatamente successivi, un aumento di eventi negativi per la salute: aumento della mortalità  giornaliera, dei ricoveri in ospedale per malattie respiratorie e cardiocircolatorie, degli attacchi di asma e dell'uso di farmaci broncodilatatori negli asmatici.
  • Lo studio MISA2 (Metanalisi italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell'inquinamento atmosferico, condotto in numerose città  italiane tra cui Verona) ha documentato l'enorme rilevanza dell'inquinamento atmosferico per la salute dei cittadini delle grandi città  italiane. A Verona ad esempio è stato stimato che nel periodo di studio (1996-2002) il numero di decessi attribuibili agli effetti acuti dell'inquinamento andasse da un minimo di 10 ad un massimo di 90 all'anno.
  • Più recentemente lo studio EpiAir2, condotto tra il 2006 e il 2009, ha stimato in circa 800 decessi per anno (pari allo 0.9% della mortalità  per cause naturali) il numero totale di morti nelle 23 città  italiane studiate (tra cui Torino, Venezia, Milano, Ferrara…) attribuibili agli effetti a breve termine di livelli di PM10 superiori a 20 μg/m3 (20 μg/m3 è il valore limite annuo per il PM10 individuato dall'OMS, mentre la normativa europea prevede un limite pari a 40 μg/m3). L'impatto è più evidente nelle città  della pianura padana, nella piana fiorentina e nelle grandi realtà  metropolitane (Roma, Napoli, Palermo).

 

Gli effetti cronici

  • Molto recentemente diverse ricerche hanno messo in evidenza un ruolo molto rilevante dell'inquinamento nel provocare anche gravi effetti cronici o di lungo periodo: disturbi respiratori e diminuzione della capacità  polmonare nei bambini, bronchite cronica, tumori polmonari, malattie cardiocircolatorie, aumento della mortalità . Sulla base di queste nuove evidenze nell'ottobre 2013 la principale agenzia di ricerca sui tumori, l'International Agency for Research on Cancer (IARC), ha deciso di inserire l'inquinamento outdoor tra i cancerogeni per gli esseri umani; il rischio risulta aumentato infatti per il cancro al polmone e per quello alla vescica.
  • Sempre nel 2013 sono stati pubblicati i primi risultati dello studio ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects, www.escapeproject.eu), relativi agli effetti a lungo termine dell'inquinamento sui cittadini europei. I dati, relativi a decine di migliaia di persone seguite per molti anni, derivano da diversi Paesi europei, tra cui l'Italia (Torino, Roma, Varese). Diversamente dalla maggior parte degli studi precedenti, dove ad ogni soggetto veniva attribuita l'esposizione media della città  in cui abitava, in ESCAPE è stato sviluppato un metodo più accurato per stimare l'esposizione dei singoli presso il loro indirizzo di residenza mediante modelli matematici. Il progetto ha preso in considerazione i dati di più studi relativi alle malattie croniche mettendole in relazione con l'esposizione agli inquinanti. I principali risultati emersi sono sintetizzati in Appendice.
  • A conclusioni simili giunge l'Organizzazione Mondiale della Sanità  nel report finale del progetto REVIHAAP (Review of the evidence on health aspects of air pollution), condotto da un gruppo di esperti internazionali e pubblicato nel 2013. In linea con quanto già  riportato, dal report emerge che gli effetti sulla salute del PM2.5 si verificano anche a concentrazioni inferiori sia a quelle accettate dalla normativa europea sia a quelle indicate nelle linee guida pubblicate nel 2005 dall'OMS (che definivano un valore limite per la media annuale di 10 μg/m³).
  • L'Unione europea sta ora rivalutando la necessità  di modificare i limiti per il particolato aerodisperso (attualmente 40 μg/m3 per il PM10 e 25 μg/m3 per il PM2.5 su base annuale).
  • Il tema dell'inquinamento atmosferico è particolarmente critico per l'Italia, in particolare per le città  della pianura padana, tra cui Verona. Come emerge dall'XI Rapporto sulle aree urbane, redatto dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), su 54 capoluoghi di Provincia esaminati, tutte le città  del nord (con le sole eccezioni di Aosta, Genova, La Spezia, Bolzano e Udine) hanno superato nel 2012 il valore limite giornaliero.

Tutti questi dati rappresentano un forte richiamo alla necessità  di politiche ambientali e sanitarie drastiche e incisive per migliorare in tempi rapidi la qualità  dell'aria nelle nostre città , non tanto adottando interventi emergenziali, quanto progettando azioni strutturali e permanenti, per perseguire una riduzione continua del rischio sanitario attribuibile all'inquinamento, in un'ottica di valutazione rischio/beneficio delle attività  umane che lo provocano. Tenendo conto anche che i limiti giornalieri e annuali previsti dalla normativa sono significativamente più elevati rispetto a quelli consigliati dall'OMS e che sono frequentemente superati nelle aree urbane e in tutta la pianura padana.

Appendice. Lo studio Escape

Gli studi pubblicati finora all'interno del progetto ESCAPE hanno mostrato:

  • un aumento della mortalità  generale da cause naturali (quindi esclusi i decessi per incidente e suicidio) del 7% per ogni aumento della concentrazione media annuale di PM2.5 di 5 μg/m³, anche per valori di inquinanti inferiori ai limiti annuali stabiliti dall'attuale legislazione europea (25 μg/m³ per il PM2.5);
  • un aumento del rischio di tumore polmonare del 22% per ogni aumento delle concentrazioni medie annuali di PM10 di 10 μg/m³, e del 18% per ogni incremento di 5 μg/m³ di PM2.5. Lo studio non ha individuato una soglia di sicurezza sotto la quale il rischio del tumore del polmone si annulla. Questi effetti sono più forti per un tipo particolare di tumore (l'adenocarcinoma), che è il solo tipo di tumore polmonare che si sviluppa anche in un numero sostanziale di non fumatori. Il fumo di tabacco rimane il principale fattore di rischio per lo sviluppo del tumore al polmone: le persone che fumano hanno un rischio di sviluppare il tumore 23 volte superiore rispetto a quelle che non fumano. Il rischio associato all'esposizione alle polveri è dunque molto inferiore, ma il suo impatto è rilevante in quanto l'intera popolazione risulta esposta: nel rapporto “Air quality in Europe – 2013 report" l'European Environment Agency (EEA) si sottolinea infatti che oltre il 90% di coloro che abitano nelle città  dell'UE è esposto a livelli di PM2.5 (particolato fine) considerati dannosi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS);
  • un incremento di eventi coronarici acuti (infarto miocardico acuto e angina instabile) del 13% per ogni aumento nella media annuale di esposizione al PM2.5 di 5 μg/m³, e del 12% per ogni aumento di PM10 di 10 μg/m³. Come per la mortalità  da cause naturali, gli effetti si sono rilevati anche per esposizione a livelli inferiori rispetto ai limiti fissati dall'Ue (25 μg/m³ per PM2.5 e 40 μg/m³ per PM10);
  • una lieve riduzione della funzionalità  polmonare nei bambini di 6-8 anni in relazione ai valori stimati di NO2, NOx e PM2.5 presso l'indirizzo di residenza;
  • un aumento del rischio di polmonite e, in minor misura, di otite nella prima infanzia;
  • un aumento del rischio di basso peso alla nascita (inferiore a 2500 g per bambini nati a termine, cioè ad almeno 37 settimane di età  gestazionale) del 18% per ogni incremento di 5 μg/m3 nelle concentrazioni di PM2.5 a cui la donna è esposta durante la gravidanza, anche per valori di PM2.5 inferiori ai limiti attualmente in vigore nell'Ue. Anche l'esposizione a PM10, NO2 e la densità  del traffico della strada più vicina all'abitazione sono risultati associati ad un rischio maggiore di basso peso alla nascita.

 

Per approfondimenti

http://prevenzione.ulss20.verona.it/relsan.html
http://www.epicentro.iss.it/approfondimenti/2013/Inquinamento2013.asp