22 Giu 2011

Salute in ufficio: stare seduti; cosa mangiare nella “pausa pranzo”

Seduti in ufficio

Quando l’evoluzione della specie produsse l’Homo Sapiens il risultato fu una creatura praticamente perfetta: un primate bipede a pelo corto, adattato alla vita terricola, dalle abitudini alimentari originarie di cacciatore-raccoglitore, dotato di un cervello molto sviluppato in proporzione alle dimensioni dell’individuo, capace di ragionamento astratto, linguaggio e introspezione, dunque più avanzato e intelligente di ogni altra specie. Quel corpo e quella mente straordinari, tuttavia, non erano stati creati per l’esistenza sedentaria. Tranne quando dorme e quando si muove (a piedi), l’uomo del ventunesimo secolo è infatti sempre seduto: davanti a una scrivania, a una tavola, a un computer, a una televisione. Però mantenere quella posizione seduta per anni, per la maggior parte della giornata, può causare danni per la salute, conducendo a una cascata di effetti metabolici negativi. Il consumo di calorie scende immediatamente a una al minuto, un terzo di quello che consumeremmo se camminassimo. L’efficacia dell’insulina cala nel giro di un giorno, facendo crescere il rischio di diabete e obesità . Gli enzimi responsabili della suddivisione di lipidi e trigliceridi smettono di funzionare. Una ricerca dell’American Cancer Society su 123 mila persone rivela che gli uomini che passano da seduti sei o più ore al giorno del proprio tempo libero hanno un tasso di mortalità  del 20 per cento più alta di quelli che siedono tre ore al giorno o meno. Per le donne, la mortalità  sale addirittura del 40 per cento. Uno studio condotto in Australia ha riscontrato che il rischio di mortalità , per ogni ora in più davanti alla tv, sale dell’11 per cento. E un’altra ricerca australiana afferma che le persone che fanno un lavoro sedentario per più di dieci anni hanno quasi il doppio di probabilità  di sviluppare un tumore all’intestino.

Repubblica 21 aprile 2011

Pausa pranzo, le regole per restare sani

La cosa peggiore, secondo gli esperti, è il panino (o il piatto portato da casa) mangiato davanti al computer. Nella scala delle cose da evitare per “sopravvivere” al pasto in sede di lavoro ci sono poi i tramezzini in piedi al bar e gli eccessi che provocano la micidiale sonnolenza postprandiale. Bene invece un pranzo leggero, magari con frutta, verdura o pesce. Ecco alcuni dei consigli di Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, sulle scelte da fare e quelle da evitare per una pausa che faccia bene alla salute (ed alla produttività )

Repubblica 18 febbraio 2011