18 Set 2012

Su Lancet un numero dedicato all’attività  fisica

In occasione delle Olimpiadi, la rivista Lancet ha pubblicato il 21 luglio una serie di articoli dedicati all’attività fisica. Proponiamo qui la traduzione di alcuni estratti.

 

Ripensare all’approccio all’attività fisica

“Questo numero non tratta dello sport e nemmeno del puro esercizio fisico. Riguarda piuttosto la relazione tra gli esseri umani e il loro ambiente e si interroga sul modo di rafforzare questa relazione per incrementare il benessere delle persone. Non si tratta di correre su un treadmill ascoltando l’iPod, ma di usare il nostro corpo nella vita quotidiana per le funzioni per cui è stato progettato: camminare spesso, talvolta correre e muoversi in modo da esercitarlo regolarmente, quando siamo al lavoro, a casa, durante gli spostamenti e nel tempo libero”. Gli autori proseguono sottolineando come l’attività fisica sia spesso percepita semplicisticamente come un modo per combattere l’obesità, trascurando l’effetto su altre malattie fisiche ma anche sul benessere generale, il sonno, la qualità di vita, le relazioni sociali e anche l’ambiente (attraverso la mobilità sostenibile). Ma per far questo non basta convincere i singoli individui, è indispensabile l’intervento sul contesto sociale e ambientale.

 

Effetti dell’inattività fisica sulle malattie croniche

Un terzo della popolazione adulta non fa abbastanza esercizio fisico e questo cattivo tipo di stile di vita uccide oltre 5,3 milioni di persone all’anno (circa un decimo delle morti totali); queste cifre sono analoghe a quelle riguardanti l’effetto del fumo (5 milioni di morti all’anno) o dell’obesità. L’articolo analizza dettagliatamente i rischi della sedentarietà, la sua prevalenza e l’impatto sulla mortalità globale, sul diabete, sulla malattia coronarica e sui tumori. La sedentarietà deve quindi essere trattata come una pandemia, sottolineandone fortemente i rischi. La sfida globale, quindi, è chiara: rendere l’attività fisica una priorità della sanità pubblica.

 

Editoriale: Sottolineare i rischi della sedentarietà 

Nell’editoriale di commento, gli autori sottolineano come, nonostante i “colossali danni” e la riduzione dell’aspettativa di vita provocati dalla sedentarietà, questa non sia ancora sufficientemente percepita come patologica nè da parte della popolazione nè da sanitari e politici. Le campagne di promozione dell’attività fisica, per lo più basate sulla divulgazione dei benefici di una vita attiva, non sembrano sufficientemente incisive. Il messaggio recepito è che l’attività è utile ma non essenziale per la salute, nonostante la sedentarietà produca una riduzione dell’aspettativa di vita da 3 a 5 anni e che, nelle persone che non praticano almeno 15-30 minuti di cammino veloce, il rischio di cancro, cardiopatia, ictus e diabete sia maggiore del 20-30%. Il fatto poi che i trattamenti di supporto per cambiare stile di vita non siano rimborsabili, che i sanitari non vengano retribuiti per promuovere il movimento e che anche i sistemi di sorveglianza siano spesso carenti (ad esempio non distinguono tra i “poco attivi” e i “totalmente sedentari”, nonostante che questi ultimi abbiano un’aspettativa di vita di 3 anni inferiore ai precedenti) certo non aiuta. Secondo gli autori è necessario sviluppare un approccio alla sedentarietà analogo a quello impiegato nelle strategie di lotta contro il fumo (dato che l’impatto sulla mortalità  è simile): monitorare la prevalenza della sedentarietà ; proteggere la sicurezza di chi si muove intervenendo sull’ambiente urbano; offrire ai sedentari trattamenti efficaci per la modifica dello stile di vita; potenziare le campagne informative sui rischi della sedentarietà; trovare nuovi finanziamenti; fare in modo che la comunità medica intervenga efficacemente su questo fattore di rischio.

 

Editoriale: Chariot of fries

Nell’editoriale gli autori esprimono il loro disappunto circa la sponsorizzazione dei giochi olimpici da parte di produttori di alimenti e bevande “spazzatura” come Coca-Cola e Mac Donalds. Anche l’Academy of Medical Royal Colleges ha dichiarato che la presenza di questi sponsor ai giochi olimpici dà un messaggio sbagliato, in particolare ai bambini. Al comitato olimpico è stato proposto di applicare in futuro criteri etici più restrittivi nell’ammissione degli sponsor.

 

Attività fisica e disabili

Nel mondo esistono oltre un miliardo di disabili, molti dei quali sono a rischio di sedentarietà: si calcola che negli USA gli adulti portatori di handicap abbiano una probabilità doppia di essere sedentari e dati analoghi sono stati rilevati da studi in Canada, Norvegia e Hong Kong.
Che fare allora per favorire l’inclusione dei disabili nelle iniziative di attività motoria?

  1. Le reti locali e nazionali dovrebbero fornire supporto tecnico e organizzare un’adeguata formazione degli operatori sportivi.
  2. Le associazioni di disabili dovrebbero essere informate e coinvolte negli interventi di promozione dell’attività fisica ed è importante richiedere ai disabili e ai loro familiari il loro parere su tali iniziative.
  3. Tutto il settore di interesse per la sanità pubblica (istituzioni sanitarie, scuole e luoghi di lavoro) dovrebbero farsi carico dei bisogni dei disabili di tutte le età. Ad esempio l’attività  motoria, a scuola ma anche nei centri fitness, dovrebbe essere organizzata in modo da essere alla portata di tutti; le piste ciclabili e i percorsi per il cammino dovrebbero prevedere rampe o altri accorgimenti tali da renderli accessibili ai disabili.
  4. E’ indispensabile un continuo monitoraggio delle strutture e delle attività per l’esercizio fisico per quanto riguarda l’accessibilità ai disabili.
  5. Come prevede la Convenzione per i diritti dei disabili, questi ultimi devono avere accesso sia alle attività ricreative e sportive comuni che a quelle pianificate appositamente per i portatori di handicap.

 

Per approfondire:

Interventi evidence-based per la promozione dell’attività  fisica

Politiche per la promozione dell’attività fisica in Brasile

Perchè alcune persone sono attive ed altre no?

Sedentarietà: un approccio globale di sanità pubblica